DONNAVVENTURA - Il blog di Benedetta


Di Benedetta (del 26/10/2007 - 12:05:06, in Il ritorno)

Saluto a malincuore il Sud-Est Asiatico lasciando alle mie spalle le incantevoli Petronas Towers di Kuala Lumpur, che hanno incorniciato l’inizio e la fine di questa spedizione 2007.

Ogni viaggio, una volta concluso, ti arricchisce di esperienze importanti, ma questo Gran Raid della Malesia ha un sapore davvero speciale.
Oggi manca solo un giorno al mio rientro alla vita “normale” e se mi guardo indietro non riesco a credere che sia passato tutto questo tempo.

Mi scorrono davanti tutti i luoghi magnifici attraversati, mi rivedo guidare in mezzo al traffico impazzito vietnamita, sulle piste di terra rossa nel cuore della Cambogia, rivedo i quattro puntini rossi che formano la carovana allineati e compattati, immagini che già mi sembrano lontane.

Donnavventura non è solo un viaggio è soprattutto un’esperienza emotiva e so già che tornata a casa mi mancheranno le risate e le chiaccherate con le mie compagne, ragazze che stimo moltissimo, che in tre mesi mi hanno regalato momenti preziosi riuscendo ad entrare nel mio cuore coi loro pregi e difetti.

I nostri due “camarografi” Ale e Diego, inseparabili compagni che ci hanno aiutate, difese e hanno tenuto alto l’umore della squadra, pur lavorando sempre con grande professionalità e dedizione.

Nonostante il suo carattere burrascoso sentirò la mancanza anche di Maurizio, della sua voce squillante che attraverso la radio ha scandito le mie giornate in  questi ultimi tre mesi.

Ci sono troppe cose che vorrei scrivere, un insieme di ricordi e sensazioni contrastanti che hanno caratterizzato questo lungo viaggio alla scoperta dell’Asia e di me stessa, ma dopo 104 giorni sono giunta ad una conclusione: Donnavventura è l’esperienza umana più intensa che abbia mai vissuto!!  

 

Brunei: un’oasi araba nel bel mezzo del sud-est asiatico.
Splendidi palazzi, sontuose ville, moschee dalle cupole d’oro e dai minareti interamente in vetro veneziano, marmi italiani e tappeti arabi.

Cifre esorbitanti impiegate dai sultani per celebrare i propri regni.
Arrivate a Bandar Seri Begawan, la capitale del sultanato, ci sembra di essere in una fiaba da mille e una notte. Prima di ogni alba e tramonto si può ascoltare la chiamata alla preghiera risuonare in tutto il centro cittadino.

Il tenore di vita è alto e il denaro proviene soprattutto dall’industria petrolifera che ha nel corso degli anni modificato il Paese.

Ma il Brunei non è solo sfarzo e magnificenza, ma anche i villaggi di palafitte di kampung Ayer, costruiti su palafitte sul fiume Brunei. Circa trenta mila persone vivono in questa zona che è un’affascinante miscuglio di antico e moderno.

Anche se siamo rimaste pochi giorni in questa Terra di contrasti ci ha regalato diverse emozioni: ci ha permesso di sentirci delle principesse, ma anche delle esploratrici quando abbiamo navigato su una piroga in legno all’interno della foresta pluviale ancora in parte intatta.

Il sultanato del Brunei è un luogo magico scintillante di moschee e lussureggiante di riserve naturali.

 

Inaspettatamente mi trovo ad affronatre l’ultima parte di viaggio, il Borneo. Siamo nella regione dei racconti di Salgari, dei raja bianchi e dei cacciatori di teste, della natura intatta, della foresta vergine e delle moltissime specie di animali.

Se i raja e i cacciatori appartengono ormai al passato, la flora e la fauna degli innumerevoli parchi nazionali fortunatamente sono ancora una realtà. 
E di animali ce ne sono molti e di molte specie, dai coccodrilli agli orsetti, dalle scimmie con la proboscide all’Orang Utan, senza dimenticare gli innumerevoli volatili.   

La sensazione più bella è la meraviglia e lo stupore che si prova a camminare sotto alberi immensi e altissimi che coprono il cielo, fra i rumori della giungla, lontani e vicini, spettacolari e a volte inquietanti.



A un certo punto alcuni alberi si muovono, delle scimmie gridando  si lanciano da un ramo all’altro, da un albero all’altro per poi scomparire: uno spettacolo impagabile.
Le tipiche abitazioni degli indigeni del Borneo si chiamano longhouse: praticamente sotto un unico tetto vive tutta la tribù.

Ogni tribù ha il suo stile particolare nel costruire la propria abitazione: fino a non molto tempo fa per poterle vedere e visitare bisognava affrontare lunghi viaggi sui fiumi immersi nella foresta vergine, mentre noi abbiamo avuto la fortuna di passare un’intera notte con loro a stretto contatto, cenando e danzando fino a tarda sera con i nativi.

 
Di Benedetta (del 16/09/2007 - 12:02:05, in In Spedizione)

Tutte le fatiche spese in questi due mesi di viaggio, sono ripagate al mio arrivo a Tinggi Island, l’isola dei sogni: acqua cristallina,  casette colorate, palme verdissime, sabbia bianca e una pace assoluta.

Per un attimo abbiamo pensato di non poter raggiungere questa meta esotica, infatti la mattina della nostra partenza un terremoto di forte intensità ha colpito Sumatra , provocando un possibile rischio Tsunami su tutta la costa malese, la nostra destinazione si trova però sulla costa orientale, qui dovremmo essere al sicuro e decidiamo di partire lo stesso sfidando la sorte.

Tinggi fa parte dell’arcipelago di Seribuat ed è una delle isole malesi più lontane dalla terraferma. Questo paradiso terrestre ci sta ospitando, mentre i nostri pick up attraversano il mar cinese meridionale, destinazione Borneo. La tensione accumulata a causa dei parcheggi paralleli e della guida in mezzo al traffico se ne va nel momento in cui all’orizzonte vediamo solo mare e cielo fondersi l’uno nell’altro.

Mi affaccio alla finestra del mio piccolo alloggio, respiro a pieni polmoni e cerco di fare mio, il paesaggio incantevole, che ho la fortuna di poter osservare. I ricordi degli atolli corallini e della jungla selvaggia di Tingi, riempiranno i miei grigi pomeriggi invernali, ne sono sicura!

Pochissime persone vivono sull’isola, nel nostro villaggio se ne contano circa un centinaio. Nessuna strada asfaltata, niente automobili, un piccolo negozietto che vende ogni genere di prodotti è l’anima del centro abitato, un ambulatorio medico, una piccola stazione di polizia , la scuola primaria frequentata da venticinque bambini e il suono della risacca del mare a fare da colonna sonora.
Le persone a Tinggi si mantengono grazie alla pesca, alla produzione d’ olio di cocco e all’estrazione del lattice dalle numerose piante di caucciù presenti all’interno dell’isola.

Tante volte stanca della routine quotidiana ho pensato a quanto sarebbe stato bello vivere senza troppe regole su un’isoletta sperduta e devo ammettere, anche se i ritmi sono intensi e le cose da fare sempre tante, qui non è niente male!
Camminare su quest’ isola incontaminata mi entusiasma moltissimo, non solo per la bellezza di ciò che mi circonda, ma anche perché siamo i primi italiani ad averla visitata! Un altro primato delle Donnavventura!

 
Di Benedetta (del 10/09/2007 - 12:01:22, in In Spedizione)

Adottata per un giorno da una famiglia malese: quale modo migliore per poter capire pienamente lo stile di vita, le abitudini e le usanze di un Paese?
Per avere la possibilità di instaurare un rapporto diretto con i locali, il team si è separato.

A coppie ci siamo distribuiti in 4 nuclei abitativi differenti e distanti l’uno dall’altro.
Parcheggiare il nostro pick up nel loro giardino ci ha fatto sentire subito a casa, nonostante non vedessimo prato inglese e magnolie, bensì palme e banani.
I  Luang, questo il cognome della mia famiglia adottiva, hanno accolto me e Stefania come due figlie.

Premurosi, attenti a non farci mai mancare nulla, hanno seguito ogni nostro spostamento all’interno della loro casa, che pur essendo davvero umile ed essenziale, aveva tutto il necessario per vivere decorosamente. Durante il nostro soggiorno in casa Luang, abbiamo avuto libero accesso ad ogni angolo della casa, unica regola, camminare sul pavimento di casa, rigorosamente scalze!

I vicini di casa incuriositi dalla nostra presenza sono subito accorsi a darci il benvenuto e ci hanno spiegato, con un inglese quasi incomprensibile, che la vita nel loro villaggio (Mengkuang Titi), scorre tranquilla, sono circa settecento famiglie, tutte di religione musulmana, vivono ancora secondo le tradizioni e si mantengono prevalentemente grazie all’agricoltura.
Nella nostra casetta eravamo in quattro: io, Stefania, mamma Malu e Din , nostro coetaneo, ultimo di sei figli.
Malu commossa, con gli occhi lucidi pieni di orgoglio ci ha mostrato le foto dei suoi nipotini, spiegandoci che purtroppo può vedere loro solo poche volte l’anno, poichè abitano in diverse città malesi, lontane dal villaggio.

Din prima di salutare me e Stefania, ha voluto farci sapere che avere noi  a casa con lui, anche se per poco tempo, ha significato molto, è stato come tornare indietro nel tempo, quando la sua famiglia era più numerosa.

…Questo mi ha resa davvero felice! Un ‘esperienza unica da ripetere al più presto!

 
Di Benedetta (del 10/09/2007 - 12:00:19, in In Spedizione)

Il distacco da Yanne, Manuela e dal nostro mitico cameraman Ale  è stato più doloroso del previsto, ci siamo dovuti addirittura recare in una clinica medica!!

…Ma i forti crampi  all’addome e i disturbi gastro-intestinali che tutti, eccetto Stefania, abiamo accusato durante la notte, non sono da attribuirsi alla partenza dei tre, bensì ad un’ intossicazione alimentare: questa la diagnosi del medico!

Per attenuare i nostri dolori e poter affrontare i 400 km che ci separavano dal Myanmar, siamo stati costretti a sottoporci ad un iniezione e a cominciare una terapia antibiotica.

A fatica abbiamo raggiunto Ranong, cittadina tailandese al confine con l’ex Birmania. Qui, io ed Elisa, le più colpite dal virus, abbiamo avuto la possibilità di sostare per tre giorni, per rimetterci in sesto, ma anche  per scoprire e poter raccontare le particolarità di questa città .

Vedere allontanare il resto del team su un’ imbarcazione alla volta del Myanmar mi ha fatto un effetto davvero strano! E’ la prima volta che mi separo dal gruppo dopo cinquanta giorni di viaggio e non sentire le loro voci, dover prendere decisioni, anche banali, da sole, quasi destabilizza.
Dopo aver recuperato qualche ora di sonno arretrato, armate di telecamera e macchina fotografica, io ed Eli entusiaste del compito che ci era stato affidato ci siamo trasformate in autrici, registe, “camerawoman”, fotografe e protagoniste del nostro reportage sulla città.  Ranong è un piccolo e accogliente capoluogo di provincia ed è separato dal Myanmar solo dall’estuario del fiume Chan, infatti sono tanti i birmani che oggi lavorano in questa cittadina in  particolare a bordo di pescherecci.

Camminando lungo le vie del centro ci è capitato di vedere uomini che indossavano il longyi birmano, un lungo pareo legato in vita: magra consolazione per chi come noi non ha potuto mettere piede in Terra Birmana.

Durante la nostra permanenza abbiamo scoperto che la città di Ranong è famosa in tutta la Tailandia per avere sorgenti termali dai poteri terapeutici miracolosi. L’acqua sorgiva è considerata sacra e può raggiungere addirittura i 65 gradi, è incredibile vedere come i tailandesi riescano ad immergersi in queste acque bollenti e pensare che io non sono riuscita nemmeno ad inserire un piede in quella vasca ustionante!

La provincia di Ranong è interessante anche dal punto di vista naturalistico, costituita in gran parte da montagne e foreste, il paesaggio qui è incredibilmente verde e caratterizzato da abbondanti cascate, le più alte che abbiamo immortalato, quelle di Ngao, dieci km a nord della città.

Nonostante non fossimo ancora in ottima forma e con un po’ di tristezza per non aver visitato il Myanmar, è stato emozionante vivere questi tre giorni in completa autonomia, decidere cosa riprendere, fotografare e chi intervistare, ci ha fatto sentire delle vere reporter.

Soddisfatte del nostro operato, speriamo che questa tappa ci sia servita come incentivo, per poter affrontare al meglio ciò che resta di questo lungo viaggio.

 

E’ il primo giorno in cui mi sento una vera donnavventura, dopo più di un mese di spedizione, la nostra carovana può viaggiare in completa autonomia.

Abbandoniamo poliziotti e strade battute per addentarci, cartina alla mano, in questa terra piena di vita.
Percorriamo una pista sterrata, impegnativa, a causa del fango che la rende scivolosissima, il maestoso Mekong scorre impetuoso alla nostra sinistra e in perfetta simbiosi, vive con “lui” la popolazione: allegra, disponibile, forse la più ospitale dell’intero continente!
Per un attimo non mi sembra  di essere in Asia, ma in centro America, infatti i bimbi che accorrono eccitati a darci il loro benvenuto, hanno la carnagione scura, occhi neri espressivi e tratti somatici più occidentalizzati.

La Cambogia è estremamente affascinante, lontanissima dalla consueta meta turistica, ricca di contarsti evidenti, povertà estrema ed edifici sacri sfarzosi convivono  in un’ armonia surreale.

Un paese ricco di sorprese che spero possa ancora stupirmi proseguendo questo mio lungo viaggio!!

 
Di Benedetta (del 28/08/2007 - 11:58:04, in In Spedizione)

Il mio primo mese di spedizione lo festeggio ad Ho Chi Minh City, dopo aver attraversato tutto il Vietnam,  a sirene spiegate!

Davanti alla nostra, carovana da quando siamo entrate nel Paese, tre angeli custodi, incaricati dal governo vietnamita, ci hanno accompagnate alla scoperta delle meraviglie di questo Stato straordinario.
Pensate,  potremmo entrare nel libro dei guinness dei primati per il viaggio scortato dalla polizia più lungo al mondo!
Per tremila Km, i poliziotti con i loro manganelli ci hanno aperto la strada fra orde di motorini e ci hanno consentito addirittura di passare con il semaforo rosso, ogni volta una scarica di adrenalina.

Al mio ritorno in Italia, mi sentirò spaesata sulla mia piccola Mini, senza lampeggianti e sirene a condurmi.
La Baia delle meraviglie, Halong Bay, mi ha lasciata senza fiato, un posto incantato sulla costa nord-orientale, in questa baia,  la natura da vita ad una serie di tremila pinnacoli calcarei che emergono da un’acqua verdastra.

Chiudendo gli occhi sembra quasi di poter scorgere all’orizzonte navi di pirati. Ricordo con piacere la giornata alla baia di Halong, io e le mie compagne quel giorno ci siamo proprio rilassate davanti ad un tramonto incantato, sognando di poter condividere quel paesaggio con le persone a noi care.

Il nostro viaggio prosegue verso sud e ci fermiamo a My Son, qui un museo dedicato alle vittime della guerra del Vietnam, foto di donne, anziani e bambini massacrati, a dir poco scioccanti.

Cerchiamo di non pensare a quell’orrore e visitiamo le grotte di Phong-Na, le più belle e grandi del Paese, hanno 250 milioni di anni e durante la guerra sono state bombardate più volte dall’esercito americano perché in quelle grotte, i vietnamiti depositavano le loro armi e le usavano inoltre come infermeria. Peccato per Silvia che “ punita “da Mauri, non ha potuto vivere con noi quella mattinata!
Proseguendo in direzione Ho Chi Minh costeggiamo il litorale, tanti pescatori su barche coloratissime in legno, allevamenti di pesce e gamberi e anche un villaggietto simile ad una  laguna veneziana, si respira “odore di mare” e il mio umore sale alle stelle, soprattutto pensando che è Ferragosto!

Con i nostri pick-up deviamo per qualche Km verso l’interno, improvvisamente, terra rossa ,rocce granitiche e una vegetazione simile alla macchia mediterranea, sembra di essere in Barbagia, nella mia amata terra di Sardegna, che bello, è come essere  a casa.

Raggiungiamo il delta del Mekong River, ci fermiamo per due giorni in una bellissima villa di una famiglia benestante vietnamita,  che ci permette di dormire per la prima volta tutti nella stessa stanza, su dei lettoni ricoperti da zanzariere bianche, troppo divertente.
La vita lungo il fiume comincia all’alba, tutto in questa zona prende forma sull’acqua: la casa,il lavoro, l’ amore e persino i funerali.

Ultima tappa vietnamita Ho Chi Min, brulicante e in continua espansione, la città più culturale del Vietnam riveste un ruolo strategico sia sotto il profilo commerciale che economico, un punto di riferimento per tutti i giovani vietnamiti in carriera.
Come scordare Ho Chi Min, da qui, la prima telefonata alla mia famiglia, dopo quaranta giorni di spedizione.
…Ora si che ho la carica giusta per proseguire questa Odissea!

 
Di Benedetta (del 16/08/2007 - 11:56:53, in In Spedizione)

Il nostro arrivo in Laos non è stato dei migliori, perché eravamo consapevoli che dalla sua capitale, Vientiane, sarebbe ripartito, alla volta dell’ Italia metà del team.

Tre riserve prenderanno il posto di Giusy, Elisa e Jenny, con le ragazze si era creata una sintonia di cui solo noi conosciamo l’intensità e la portata, un affiatamento che ora sembra quasi impossibile dover perdere forzatamente. In viaggio si trascorre insieme ogni momento della giornata, con loro ho riso fino a tarda notte e pianto per scaricare la tensione delle giornate  più impegnative. Sono convinta che mi mancheranno molto, tuttavia farò di tutto per far sentire le nuove arrivate subito a loro agio.

Per tirarci su il morale,dopo la partenza delle nostre compagne abbiamo visitato i monumenti di Vientiane e  ci siamo distratte ballando senza freni ad una festa che Mitsubishi aveva organizzato in nostro onore! Davvero caratteristica la cerimonia di benvenuto alla quale abbiamo partecipato, tutte in cerchio, stringendo tra le mani un filo bianco, abbiamo pregato insieme alla gente e ognuno di loro ci ha augurato buona fortuna legandoci al polso un bracciale di cotone bianco.

Lasciamo poi la capitale per visitare il Laos più selvaggio, quello verdeggiante delle montagne, quello vero delle capanne di legno e dei bimbi che scalzi gocano allegri per strada. Prima di raggiungere Luang Prabang, facciamo tappa a Vang Vieng, situata su un’ansa di un grande fiume in uno spettacolare ambiente naturalistico tra montagne e torrenti, ma famosa anche per i suoi Tv bar sparsi lungo la via principale, caratterizzati dalla presenza di molti televisori accesi contemporaneamente su diversi canali.

Luang Prabang è l’ultima città che visitiamo in Laos, qui l’influenza francese è particolarmente evidente, abitazioni in stile coloniale, insegne in lingua francese e da noi particolarmente gradita, la baguette!! Ci siamo quasi commosse alla vista del pane che non assaggiavamo da quasi un mese! Prima di ripartire in direzione Vietnam, alzandoci all’alba siamo riuscite a vedere centinaia di monaci, molti dei quali giovanissimi, che riempivano le loro bisacce grazie al cibo donato dai passanti, un rito che si consuma ogni mattina per onorare i defunti e pregare per i malati.

Lasciamo definitivamente il Laos ed entriamo nel nord del Vietnam da un punto solitamente non consentito all’attraversamento individuale, è difficile descrivere l’atmosfera che si respira qui, i segni lasciati dai conflitti sono ancora evidenti. Nella prima città attraversata Bien Dien Phu tanti i residuati bellici rimasti sul territorio,  vedere le divise dei soldati, la bandiera rossa con la stella gialla sventolare, mi ha impressionata, ho ripensato a quante volte avevo sentito parlare di quella terribile guerra, a come ce l’hanno descritta i registi americani in Full Metal Jacket o Apocalipse Now, ma soprattutto ai sogni di tanti miei coetani che in questa terra si sono spezzati.

Nonostante questo si percepisce la volgia di ricominciare, qui la gente è solare, radiante e attivissima!!

 

 
Di Benedetta (del 09/08/2007 - 11:56:01, in In Spedizione)

Il mio agosto 2007 è iniziato in modo inconsueto, non nella solita località di villeggiatura italiana, bensì a Chiang Mai, città che i tailandesi considerano come la capiatale del nord. Visitare Chang Mai è stato davvero interessante, questa cittadina conta fino a 300 templi e possiede mura antichissime. Una tappa obbligata è il mercato notturno, aperto ogni sera dell’anno, dove si può trovare veramente di tutto, in particolare l’ artigianato locale. Io e le ragazze avremmo voluto comprare di tutto, ma purtroppo non ci è stato permesso dal grande capo, che già ci aveva concesso un divertentissimo tour per la città in “Tuc-Tuc”, singolare mezzo di trasporto, simile ad un ape-car con due panchine all’interno dove far accomodare i passeggeri. Lasciamo la città per andare a visitare una comunità cinese di rifugiati politici che vive isolata in mezzo alla Jungla.

Famiglie numerose sistemate in abitazioni di legno davvero essenziali e poco accoglienti. Al nostro arrivo molti di loro erano seduti sul pavimento intorno al fuoco a mangiare riso, senza piatti nè posate, attingendo tutti da un unico contenitore.

Nessuno di loro parlava in inglese, ma siamo comunque riuscite a capire che si mantengono grazie all’allevamento del bestiame e ai frutti della terra.

Dopo essermi allontanata dal villaggio cinese ho dovuto dare il meglio di me alla guida della mia Charly, nella jungla, su di un fondo stradale quasi impraticabile, fangoso e ripidissimo, è stata davvero dura, ma grazie al preziosissimo aiuto della mia navigatrice Eli, ( è anche scivolata in mezzo al fango per darmi indicazioni!!) anche se provata, ce l’ho fatta e ho ricevuto persino i complimenti da Mauri.

Ma il nostro viaggio è proseguito verso il nord-est della Tailandia, per raggiungere Vientiene, capitale del Laos. Abbiamo costeggiato le rive del Mekong, dodicesimo fiume più lungo al mondo, scorre per ottocento Km tracciando il confine tra Thailandia e Laos, attraversa quasi tutto il sud-est asiatico facendo da cornice a splendidi villaggi di legno.

E’ un fiume impetuoso dal fascino straordinario. Il paesaggio sembra essere incatato, ma nei nostri occhi si scorge un velo di tristezza, intuiamo che nei prossimi giorni ci sarà un cambio nel team! Non vogliamo ancora crederci perché a nostro parere siamo una bella squadra, staremo a vedere!

 
Di Benedetta (del 05/08/2007 - 11:54:09, in In Spedizione)

Siamo ancora in Tailandia, proseguiamo verso il nord del Paese, percorrendo la strada lungo il confine con l’attuale Myanmar, ex Birmania.La Tailandia del nord è una regione ricca di coltivazioni, viene infatti chiamata “la terra con un milione di campi di riso”, in questa zona s’incontrano donne e uomini ricurvi con i loro volti coperti, impegnati nel lavoro dei campi.

Guidare in questi ultimi giorni è stato davvero impegnativo, 1000 km di tornanti e sali scendi all’interno di una fittissima vegetazione. Con i nosrtri pick-up siamo arrivate fino a 1.800 metri di quota, vicinissime alle vette più alte di tutta la Tailandia.

Questa regione ha una forte influenza Birmana, qui trovano ospitalità molti profughi che lasciano il Myanmar a causa dei conflitti. Vivono in villaggi costruiti con pali di legno e foglie di banano, in perfetta armonia con la natura che li circonda, dalla quale traggono sostentamento .Siamo riuscite a scambiare con loro solo qualche parola attraverso una cancellata di filo spinato, nonostante la barriera, questa persone erano felici di incontrarci e si prestavano volentieri ai nostri obbiettivi.

Risalendo in direzione nord ci siamo fermate a dormire all’interno di casette galleggianti sulle rive di un lago, dove i tailandesi vanno a rilassarsi nel week-end, qui abbiamo anche festeggiato il compleanno di Stefi (auguri Tata!!)

Dopo quasi 12 ore di guida, esauste, siamo appena arrivate a Chang Mai, considerata la capitale del nord. Ora finalmente si va a nanna … A presto!!

 

Il vero viaggio è iniziato a Cameroon Highlands, località dove i malesi sono soliti trascorrere le vacanze .

Con i nostri, ormai inseparabili pick-up, abbiamo attraversato diverse piantagioni di tè, circondate da un paesaggio con evidente influenza inglese che a tratti ricordava lo Sri Lanka.In questo tratto malese, anche la nostra prima incursione nella Jungla.

Visitando un piccolo villaggio di aborigeni siamo riuscite inoltre ad insegnare alcune canzoni ai tanti bimbi che ci hanno accolte festosi, regalandoci sorrisi speciali.

La nostra spedizione prosegue e prende pian piano sempre più forma!Siamo in Thailandia e vi sto scrivendo in riva al mare!!Non appena oltrepassato il confine, lo scenario rispetto al territorio malese è decisamente più selvaggio: scorci di montagne a picco sul mare, ricoperti da una fittissima vegetazione, un alternarsi di palmeti, risaie, templi e coltivazioni di frutta.La sensazione più forte in Thai: assistere sulla spiaggia di Phuket alla prima simulazione di evacuazione in caso di Tsunami, dopo la catastrofe del 2004.Rivivere, anche se in minima parte, quelle scene disastrose che più volte avevo visto in tv, mi ha fatto sentire impotente di fronte a quel mare, tristemente famoso.

Ma grazie alla forza di volontà dei thailandesi, a distanza di soli 3 anni, posso dire che Phuket è stata completamente ricostruita ed è tornata ad essere una sorta di Rimini orientale, ricca di eccessi, divertimenti e negozi di ogni genere!!

 
Di Benedetta (del 21/07/2007 - 11:51:45, in In Spedizione)

Tante volte l’avevo immaginata ed ora sono qui a raccontarla.Le mie aspettative non sono state deluse, da quando sono atterrata in Malesia mi sono resa conto di provare emozioni e sentimenti che mai prima d’ora mi era capitato di percepire.E’ difficile da credere, ma il team in pochi giorni è diventata la mia nuova famiglia e sono talmente concentrata su tutto quello che di nuovo c’è da imparare e scoprire che con certezza posso dire di non aver ancora sentito la nostalgia di casa.

La guida i primi giorni è stata davvero impegnativa, Kuala Lumpur è una metropoli caotica, dove il traffico è sempre congestionato e guidare sul lato sinistro della carreggiata all’inizio mi destabilizzava, ma dopo solo 7 giorni, ho come la sensazione di guidare in questo modo da sempre!La capitale malese è apparsa ai miei occhi come una Londra d’oriente, un’unione di vecchio e nuovo, moschee e grattacieli, donne in carriera e donne senza identità che ancora passeggiano coperte da burka.

La vita di Kuala ruota attorno alle 2 sfavillanti Petronas Tower, che osservate di notte sembrano essere di cristallo.Della capitale abbiamo conosciuto anche i sapori, in particolar modo mi ha incuriosito China Town dove abbiamo assaggiato veramente di tutto, dai frutti esotici alle rane!!!La nostra settimana è stata dura e allo stesso tempo gratificante, ci siamo sentite delle vere e proprie stars quando, accolte dalla numerosissima stampa locale,dal ministro del turismo malese e dall’ambasciatore italiano Alessandro Busacca, abbiamo tagliato il nastro di partenza della spedizione 2007.Ora stiamo guidando in direzione Thailandia!!!
A Presto

 
Di Benedetta (del 18/07/2007 - 11:47:47, in La Partenza)

Il giorno tanto atteso finalmente è arrivato!Ora posso dire con certezza che ce l’ho fatta (perlomeno a partire!).In questo ultimo mese ho promesso più volte a me stessa di non farmiillusioni fino al giorno della partenza, perché dovete sapere che aDonnavventura i colpi di scena non mancano e “le carte in tavola”possono sempre cambiare! Ma ora eccomi qui seduta a fianco delle mie compagne, su un aereo diretto in Malesia, a Kuala Lumpur, dove adattenderci ci saranno Maurizio e Stefania.
Nonostante la stanchezza per le tante ore di volo e per l’intensagiornata passata ieri a Milano ad ultimare la preparazione deibagagli, i nostri sguardi sono ancora pieni d’entusiasmo. Entusiasmoche ci accompagnerà in ogni istante di questo viaggio adrenalinicoalla scoperta del Sud Est Asiatico.Chi l’avrebbe mai detto! E pensare che per sfortunate circostanze(febbre a 39 e papà ricoverato in ospedale) ho rischiato di nonpartecipare alle selezioni finali a La Thuile, ma il desiderio diprendervi parte, era così forte che armata di farmaci ho affrontatocon determinazione ogni prova.

Mi guardo intorno, osservo le altre 4 Donnavventura e ripenso allamia vita in quest’ultimo periodo, un crescendo di emozioni divise tragioie e fatiche, difficili da spiegare in poche parole: laurearmi,scoprire per caso Donnavventura guardando la tv, partecipare alleselezioni e ritrovarmi felicissima su questo volo oggi…Non possoancora crederci, cosa chiedere di più?Ho il privilegio di far parte di un gruppo fantastico, già moltocomplice, di vivere un’esperienza di vita irripetibile, che spero undomani possa anche aiutarmi a realizzare il mio sogno nel casetto:diventare inviata speciale.Ora devo lasciarvi perché stiamo per arrivare !!
A presto!

 











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