DONNAVVENTURA - Il blog di Jenny


Di Jenny (del 13/06/2008 - 10:41:23, in Parliamo un po')
Solo questo giustifica che due persone che si conoscono sommariamente abbiano deciso di ‎accorciare le distanze tenendosi spesso in contatto per finalmente rincontrarsi dopo quasi un anno. ‎Non ci sono altre ragioni plausibili che abbiano potuto spingere Manuela a macinare 300 km, in ‎sella alla sua moto da enduro, per fare visita a una con cui in fondo aveva “solo” condiviso qualche ‎giorno in tenda durante l’addestramento e qualche ora in Laos. Non mi sembrava vero che stavo ‎per dividere i mie spazi, i luoghi che abitualmente frequento, la mia quotidianità, con una donna che ‎fino un anno prima per me era semplicemente l’onnipresente del forum o, meglio, quella della ‎bandana rossa. ‎ Ho aspettato il suo arrivo con gran trepidazione e, ovviamente, i preparativi per l’accoglienza sono ‎stati quelli che si riservano agli invitati d’onore: pavimento tirato a lucido, camera degli ospiti in ‎ordine, vetri splendenti; peccato non essere riuscita a tappezzare le scale con la passatoia rossa. ‎Eppure, tutto rischiava di essere vanificato, la Manovella nonostante avesse annunciato l’arrivo ‎imminente era in ritardo eclatante sulla tabella di marcia; iniziavo a preoccuparmi, ho fatto ‎trascorrere altra mezz’ora, l’impazienza ha preso il sopravvento, finalmente la rintraccio e scopro ‎con stupore, un pizzico di ira e, in fondo, con tanto divertimento che per la riviera di Pescara ‎vagavano una Donnavventura e consorte alla ricerca di una introvabile camera d’albergo. Che dire?! ‎ Si è fatta attendere, ma finalmente è arrivata a casa mia. Avevamo meno di 48 ore per percorrere ‎quasi due mesi di spedizione e per conoscerci un pochino di più, anche se la sensazione era quella ‎di avere per casa una di famiglia. ‎ La sera, con questa parente speciale vado a cena in un locale, tutto per noi, lungo il fiume, per ‎smaltire le calorie facciamo una breve passeggiata in centro città, molto breve perché i centauri ‎barcollano dalla grande stanchezza, meglio andare a nanna. Il mattino successivo, colazione veloce ‎e giù al mare; Manu ha fatto un bagno di sole, io esattamente l’opposto. Le ore trascorrono veloci. È ‎giunto il momento di un pranzo frugale, come dessert una lunga chiacchierata e andiamo di nuovo ‎in giro. Facciamo rotta verso il mio eremo di campagna, un luogo che adoro dove c’è posto solo per ‎la natura e il relax. L’orologio è impazzito, il sole tramonta tra una ciarla e un Cuba libre; ci ‎piacerebbe fermare il tempo. Nulla da fare. La fine della visita è scandita da una passeggiatina al ‎porto turistico con conseguente servizio fotografico. Ritorniamo a casa convinte di andare a ‎dormire; impossibile. Stravaccate ciascuna su un divano abbiamo lottato contro Morfeo fino notte ‎inoltrata. ‎ Arriva il giorno dei saluti, gli eccellenti ospiti caricano sulla moto il leggerissimo bagaglio. La ‎visita è veramente finita. Manu e io ci stringiamo in un indissolubile abbraccio e con gli occhioni ‎un po’ lucidi ci promettiamo di rivederci presto.‎ Considerato che spesso stentiamo a salutare con cordialità il vicino di casa forse il nostro ha qualche ‎senso. Questa è una delle magie di Donnavventura, ti fa conoscere persone speciali.‎
 
Di Jenny (del 10/04/2008 - 18:55:13, in Parliamo un po')
Quando mi sono avvicinata per caso a Donnavventura ero incredula sulla obiettività dei commenti che sentivo e leggevo riguardanti il modo in cui quest’esperienza ti cambiava la vita. Ero convinta che i commenti sulla spedizione fossero in qualche modo distorti, frutto dell’esaltazione delle fortunate che avevano potuto vivere il mitico sogno; da diffidente così pensavo un anno fa. Cioè prima. Ora non posso fare a meno di imitare chi mi ha preceduto, non posso fare altro che constatare che Donnavventura è una sorta di incantesimo, se ti sfiora ti cambia per sempre, rimani stregata a vita e l’unico antidoto possibile è continuare a viaggiare con gli occhi curiosi e irrequieti di chi cerca risposte anche dove non esistono. Ora, cioè dopo, mi scopro appassionata di fotografia, per la gioia della Canon, in procinto di iniziare un corso che mi permetta di continuare a vedere i colori, e non semplicemente le cose; mi scopro abile nel gestire le dinamiche di gruppo, ed è questo forse il lascito più significativo, un mese scarso di convivenza coatta mi è stato incredibilmente utile; ma quel che non avrei mai immaginato è che, proprio io, potessi subire il fascino dei motori. Ebbene sì, sono archiviate le manovre maldestre che tanto facevano spazientire, inorridire e preoccupare il Capo Spedizione, le maiuscole non sono a caso. Un bel giorno, per caso - gli eventi più significativi della mia vita sono fortuiti – passando dalle parti di un famoso autodromo ho deciso di fermarmi a curiosare. Non l’avessi mai fatto! Non ho declinato l’invito a fare un giro di prova a velocità sostenuta tra birilli posti a distanza differenziata su una pista wet; zero sbandate. Ero andata per curiosare, ci sono tornata altre due volte e sono pronta quest’estate per il corso. Che dire? Grazie Donnavventura.
 
Di Jenny (del 06/08/2007 - 14:28:55, in In Spedizione)

L’obiettivo di questi giorni è stato lo spostamento verso nordest passando da due città importanti dal punto di vista storico e religioso. La prima, la bella Sukhotai, capitale dell’antico regno di Siam per due secoli e culla dell’alfabeto thai; del suo splendore restano solo alcuni imponenti resti di cinta muraria e significativi monumenti tutelati dall’Unesco. La seconda tappa,  molto amata dai tailandesi, è stata Pitsanulok, custodisce il Prah Budda Chinaraj, secondo in ordine  di importanza dopo quello di Bangkok, ricoperto d’oro e venerato da tutti.

Lasciati questi luoghi, la carovana si è diretta a Nong Khai, attraversando risaie, incontrando tantissimi templi sul tragitto per, finalmente,  iniziare a costeggiare il fiume Mekong, di portata notevole. Nasce nel Tibet, a 5000 metri e scorre attraverso la Cina, Cambogia, Vietnam,  segna il confine geografico naturale tra Laos e Thailandia, ma il ponte dell’amicizia, lungo 1200 metri, abbatte simbolicamente la distanza congiungendo entrambi i paesi.

 
Di Jenny (del 01/08/2007 - 14:28:12, in In Spedizione)

Il nostro viaggio prosegue verso nord, sveglia sempre di buon mattino per macinare centinaia di chilometri. Come prima tappa abbiamo lasciato Patong per raggiungere Chumpon , esattamente il litorale di Thung Wua Laen. In una trasferta così lunga, 498 km,  è stato possibile apprezzare scorci insoliti percorrendo strade secondarie,  al passaggio della carovana tutto viene avvolto da una nuvola di terra rossa che fa sparire come per magia ogni cosa dietro di noi.

La Thailandia ci affascina,  i volti che incontriamo e i paesaggi conquistano sempre di più il nostro interesse.

Nel secondo spostamento da Chumpon a Petchabury, gli scenari ci sembrano ormai familiari, per raggiungere la meta del giorno ci addentriamo nel Parco Nazionale Sao, una riserva naturalistica con tranquilli specchi d’acqua dedicati alla pesca e allevamenti intensivi di gamberi, km percorsi 373. Non c’è il tempo per soffermarsi, la prossima località dista 289 km, pochi, ma appena giunti a destinazione, fuori i MacBook …. Il posto è incantevole, il lago di Sri Nakarin, ci regala la prima emozione di una sistemazione da avventuriere: essenziali capanne galleggianti nel Sri Nakarin Water Reserve.

Trascorsa una notte e percorsi 275 km siamo  a Uthai Thani, un altro lago, tanto verde, la atmosfera giusta per un giorno di relax che non ci appartiene. Si dorme e si riparte, andiamo verso Tha Song Yang, ma prima ci fermiamo a Ma Soet, un punto cruciale per il commercio delle pietre preziose gestito dagli immigrati cinesi e indiani provenienti dal Myanmar.

La popolazione in questa zona è in larga parte  musulmana, ad eccezione della comunità Karen che è cristiana; i membri di questo gruppo sono rifugiati birmani che varcano la frontiera e trovano ospitalità in apposite comunità lungo la linea di confine;  visitando questa cittadina si capisce la sua particolarità.

Da Tha Song Yang a Chang Mai – conosciuta come la capitale del nord- per arrivarci abbiamo percorso 478 km di piste, tratti asfaltati e curve vedendo a ovest il fiume e la catena montuosa che ci separano dal Myanmar, ci piacerebbe tanto andare in terra birmana passando da qui, ma non è possibile, sarebbe rischioso.

Per adesso continuiamo a scoprire la Thailandia

 

Ci siamo lasciate alle spalle i giorni tranquilli di Kuala Lumpur, cambiano i ritmi, i paesaggi ed affiorano i primi problemi riguardanti la spedizione ; la guida off road si rivela impegnativa, ma percorrere strade non asfaltate è l’unico modo per arrivare in località lontane dal turismo di massa come, ad esempio, un villaggio abitato da indigeni. È in questi contesti che si possono fare incontri toccanti, veniamo accolte da un gruppo di bambini che, tra canti e giochi, ci fanno scoprire il loro essenziale e dignitoso modo di vivere; queste esperienze ci danno la carica per affrontare il nostro lungo viaggio con altra mentalità.

Dobbiamo macinare quasi  mille chilometri in pochi giorni per arrivare alla frontiera, puntiamo verso nord, attraversiamo le piantagioni di tè di Cameron Higlands e Kuala Kampsar; dormiamo ad Alor Satar – cittadina in cui si trova la moschea Zahir, una delle più belle e antiche della Malesia -  proseguiamo e, finalmente, la frontiera.

Siamo in Thailandia, 2 ore  di pratiche doganali rallentano la   nostra  tabella di marcia; inganniamo l’attesa assaggiando le specialità locali in un ristorantino tipico, menu a base di noodles, riso, pollo e salse speziate  . Ci dà il benvenuto un serpente verde sgargiante caduto da un albero, che dire, una maniera abbastanza scioccante per entrare in contatto con la fauna thailandese.

La Thailandia è bella, volti sorridenti, mani congiunte avvicinate al petto e inchini per dare il benvenuto al visitatore, neon intermittenti nelle località turistiche come Phuket e Patong - spazzate dallo tsuami e ricostruite a tempo record – e povertà nelle campagne.  A proposito di tsunami, abbiamo avuto la fortuna di assistere alla simulazione di un’evacuazione  delle zone a rischio in caso di catastrofe naturale, i livelli di veridicità ci hanno fatto rivivere l’angoscia di quei minuti che hanno letteralmente segnato il secolo.

La missione di  DONNAVVENTURA ci regala emozioni forti, proseguiamo desiderose di vivere altre realtà, altri colori, altre esperienze indelebili; risaliamo la Thailandia, abbiamo lambito l’istmo di Kra viaggiando al confine con il Myanmar, poi ci siamo spostate sul versante orientale; spiagge, villaggi, risaie, bambini, pescatori, tanti spaccati di vita quotidiana thai prima di raggiungere la nostra prossima tappa: Laos. 

 
Di Jenny (del 24/07/2007 - 14:27:18, in In Spedizione)

È trascorsa in fretta, quasi senza accorgermene, tra briefing, scatti fotografici, riprese video, ma soprattutto tanto lavoro sodo dietro le quinte, siamo protagoniste in tutti i sensi. La Spedizione è già iniziata,  la noiosa fase della preparazione fa parte della nostra avventura e sicuramente questi primi giorni saranno i più impegnativi. Stiamo imparando a conoscerci, ma in primis impariamo le severe regole di DONNAVVENTURA, che fortunatamente in un contesto come questo sono più facili da sopportare.

La Malesia, ed esattamente Kuala Lumpur,  mi è parsa  come l’avevo immaginata, un misto di esotismo, tradizione e tecnologia; persone affabile e grande senso dell’accoglienza; ci  si sente subito ospiti e non semplicemente visitatori. Avrei voluto soffermarmi a scoprirla di più, ma i nostri mille impegni non sono compatibili con i miei desideri nonostante mi reputo felice di aver visto  le imponenti Petronas, China Town e Little India.

La pre-partenza è stata scandita da un gran fermento, scorte e sirene spiegate per la città in modo di raggiungere in fretta la conferenza stampa dove ci attendevano  uno schieramento di giornalisti degno delle grandi dive, personalità importanti come il Ministro del Turismo, l’Ambasciatore italiano  e ovviamente gli sponsor.

In questa emozionante atmosfera, senza farci mancare un po’ di brivido quando la ruota di uno dei pick up si allentata costringendoci a fermarci ben due volte,  è partito il  Grand Raid della Malesia.

 
Di Jenny (del 19/07/2007 - 14:26:45, in La Partenza)

Piene di bagagli, stanche, ma entusiaste e ansiose, prende il via la nostra avventura nel Sud Est Asiatico. Chi l’avrebbe mai detto? Il colloquio ad Ascoli Piceno con la rassicurante Antonella, le prove di Rimini, l’avvincente week-end di La Thuile e l’intensa settimana di addestramento sono ricordi archiviati, così com’è archiviata la sensazione di scetticismo che mi ha fatto compagnia durante tutto il periodo delle preselezioni, interrogativi del tipo “Sarò adatta? Potrò riuscirci?” fanno parte del passato; ora l’esotico e lontano orizzonte asiatico è un’affascinante realtà, è giunto il momento di mettere in pratica quanto appreso.

Solo adesso che si respira aria di rigore organizzativo capisco in toto cosa significa essere una DONNAVVENTURA; comprendo meglio perché disciplina e puntualità sono elementi indispensabili per la buona riuscita del nostro lavoro che, seppur piacevole, è estremamente impegnativo. La scansione della giornata è dettata dai mille impegni e sono bastati questi primi due giorni per esserne più consapevoli.

Dopo cinque ore di viaggio in treno – partenza da Pescara alle 6.35 - raggiungo in taxi la redazione dove con un sorriso affabile ci accoglie Daniela , il tempo per fare uno spuntino e mi ritrovo a seguire un corso di due ore finalizzato a farci acquisire i rudimenti per la gestione video; una volta finito, di corsa ci dirigiamo a scoprire l’affascinante universo di RTL, fatto solo in parte di voce, dietro c’è tanta tecnologia, professionalità e lavoro di squadra, un esempio prezioso da seguire. Lasciata la sede della radio carichiamo i nostri maxi bauli sul mitico pick up rosso e andiamo in albergo, il tempo per cenare e per conoscerci un po’ meglio, scopro che nella squadra ci sono donne insospettabili che affrontano l’avventura principale – la vita – in modo sbalorditivamente esemplare.

Poche ore di sonno e finalmente siamo pronte a partire, ma non senza prima aver affrontato l’odioso momento della consegna dei telefonini, il mite Alessandro, cameraman tuttofare, con garbata autorevolezza taglia i fili diretti con i nostri affetti.

Ora tutto è veramente pronto, ci imbarchiamo. Linate, Fiumicino, Kuala Lumpur…..è iniziato il Grand Raid della Malesia.

 











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