DONNAVVENTURA - Il blog di Stefania


Di Stefania (del 06/04/2008 - 16:06:11, in Il Ritorno)

…Eccomi qui. Dopo qualche mese dal rientro in patria ho deciso di raccontarvi un po’ di me, della mia seconda spedizione a mente “lucida e ripostata” ( perché dopo 117 giorni con il boss si può cominciare a perdere colpi!) …dei miei sogni..delle mie emozioni, dei miei progetti.

Quella nel Sud Est Asiatico, come ormai è noto, è stata la mia seconda spedizione consecutiva con Donnavventura. Il mio sogno, che credevo fosse cominciato e finito con l’Australia, si è prolungato per 2 anni e, forse, non è ancora finito! Anzi! Ne sono certa…non perché ci siano all’orizzonte nuove partenze,ma perché è un’avventura che, al di là della spedizione, non ti abbandona, ma ti accompagna per la vita. Giorno dopo giorno è parte di te e si impossessa di ogni cellula del tuo corpo…di ogni neurone del tuo cervello. Certo…mentre si è in viaggio non è così lampante realizzare tutto ciò…stress…fatica…lavoro portano spesso a domandarsi : “ma chi me l’ha fatto fare?!?!”. Poi…un po’ di riposo e di relax da tutto e tutti bastano per aprirti gli occhi verso quest’esperienza con la luce “giusta”. Ed è lì che capisci cos’hai fatto…cos’hai vissuto…cosa ti hanno dato il viaggio (inteso a 360° e cioè la gente i luoghi, gli odori, le culture), le tue compagne, Maury ed i Cameraman. Ti cambia! Si! Ti “disciula” (come abbiamo imparato, ormai, a dire in spedizione!). Ti porta ad affrontare ed a superare i tuoi limiti… Limiti che ognuno di noi possiede, ma che con un minimo di forza di volontà è in grado di affrontare e superare. Spesso non si ha il coraggio per farlo e ci si riduce ad affrontare la vita in maniera passiva…così per come si pone giorno dopo giorno lungo il nostro cammino. Sta nel libero arbitrio di ognuno di noi scegliere come arrivare al tramonto dei nostri giorni…guardare indietro ed essere soddisfatto per ciò che ha fatto ed ha lasciato lungo la sua strada. Io, per ciò che mi riguarda, so che fin’ora non cambierei nulla della mia vita perché ho fatto tutto ciò che ho desiderato senza dovermi ritrovare, un giorno, ad avere rimpianti. Non ho abbassato mai la testa…non ho ascoltato le critiche e sono andata dritta verso i miei scopi. Altrettanto farò per il mio futuro. Già?! Ma quale voglio che sia? Ho diversi progetti…il più grande dei quali, prima o poi, riuscire a costruirmi una famiglia ed a vivere quindi per i miei figli ed il mio compagno, ma al momento…non è cosa fattibile! ; - ) Sono una trottola che gira come una matta per lavoro e quindi la possibilità per porre le basi di un rapporto vero, stabile e duraturo non esiste, al momento. Voglio prima riuscire a fare ciò che mi sono prefissata. Vorrei parlarvene, ma…un po’ di scaramanzia ogni tanto…ci vuole! Non appena ci sarà qualcosa di più concreto…vi aggiornerò!

A PRESTO…

 
Di Stefania (del 26/10/2007 - 14:10:11, in Il Ritorno)

...24 ottobre 2007: la mia seconda avventura è giunta nuovamente al traguardo finale!

Se dovessi fare un paragone con l’esperienza australiana non mi risulterebbe così facile: ogni viaggio ha un suo perché! Diversi mondi da esplorare, diverse situazioni da affrontare, diversi climi, diverse donne con cui viaggiare…
Indubbiamente ciò che accomuna ogni spedizione sono lo stesso entusiasmo con il quale, arrivati alla fine, ci si ritrova a ripercorrere i mesi appena trascorsi e la percezione personale di aver vissuto qualcosa di straordinario.
Donnavventura non è solo un viaggio, ma una profonda esperienza di vita che aiuta crescere sotto ogni aspetto.
Vivere più di cento giorni in team è già, di per sé, una situazione molto particolare: ci si conosce giorno dopo giorno ed il rapporto che si viene ad instaurare con le proprie compagne di viaggio giunge ad avere tutte le carte in regola per poter essere paragonato a quello di una vera e propria famiglia!
Dopotutto casa è lontana e le uniche persone sempre pronte a tenderti la mano nei momenti difficili, a sorriderti in quelli felici…con le quali ti puoi confrontare, sfogare… sono loro: le tue Donnavventura.
E con questa tua nuova “famiglia” scopri il mondo vero, quello che esula dagli standard di viaggio sia pur avventurosi essi siano!
La spedizione, infatti, è sempre in grado di entrare nel vivo delle culture dei paesi attraversati scoprendone le particolarità e facendole, di volta in volta, proprie: questo è l’aspetto che contribuisce a rendere ancor più grande il proprio bagaglio conoscitivo.

Guardandomi indietro…sorrido, oggi, già con un pizzico di malinconia a tutti quei momenti trascorsi negli oltre 20.000 km a bordo dei pick up, momenti unici ed incaccellabili; momenti che mi hanno emozionata per un sorriso ingenuo di un bimbo dai grandi occhioni neri o da un tramonto indimenticabile al largo delle coste del Borneo; altri, invece, che mi hanno vista piangere per stress e stanchezza accumulati nei primi giorni di viaggio…i più difficili, quelli in cui bisogna ancora prendere confidenza con una quotidianità completamente diversa a quella cui si è abituati: tanti i compiti e tanta la concentrazione da mantenere viva e costante.
Ma i giorni scivolano veloci e, chilometro dopo chilometro, si diventa più forti e consapevoli di avere tra le mani una grande opportunità: quella di dimostrare di essere degne dell’incarico affidato da chi ha creduto in te “traghettandoti” in questo splendido mondo!

L’Italia è vicina: l’aereo che ci porterà nel “nostro mondo“ sta per decollare, ma è qui nel sud est asiatico che lascio un mio scorcio di vita...quello che ritroverò ogni qual volta vorrò far riaffiorare alla mente forti emozioni.

 
Di Stefania (del 14/10/2007 - 14:09:12, in In Spedizione)

…Finalmente la scoperta del Sabah ha regalato al team uno scorcio di “giungla vera”, selvaggia e per lo più inesplorata.
Il disboscamento in atto in tutto il Borneo per lasciare spazio alle piantagioni di palme da olio sta cambiando l’aspetto di questa terra che, nell’immaginario collettivo, forse grazie anche ai racconti di Salgari, è associata ad un’immagine molto wild dove, erroneamente, si pensa anche viva la fantomatica tigre malesiana.
Ma la giungla, quella vera, esiste! Ed è proprio da qui che sto scrivendo ora! Con irriconoscibili versi di animali in sottofondo, il cinguettio di uccelli notturni ed impenetrabili pareti naturali di arbusti ed alberi secolari tutto attorno!


Essere consapevoli che questa zona è habitat naturale di esemplari endemici del Borneo fa sì che occhi e orecchie siano sempre all’erta! Oranghi, elefanti asiatici, rinoceronti di Sumatra , Orsetti del Borneo, leopardi nebulosi…ed ancora scimmie Nasica, macachi, gibboni e coccodrilli popolano alberi, fiumi e terreni impervi.
Con un po’ di fortuna, per certi versi, e meno, per altri siamo riusciti ad avvistare diverse scimmie Nasica (caratterizzate dal naso molto pronunciato che nel maschio ricorda vagamente un cucchiaio piatto), macachi ed alcuni oranghi…probilmente gli esemplari più affascinanti ed emozionanti della famiglia delle scimmie. Ti osservano e studiano come se riconoscessero una certa familiarità… Con occhi grandi e scuri sembrano quasi volerti parlare. Chi li conosce bene dice di non avvicinarli troppo perché sono animali dal facile sentimento: si affezionano presto agli esseri umani e per questo motivo possono soffrire il distacco anche se si trascorre con loro poche ore.
Purtroppo la speranza di ritrovarci in un faccia a faccia con un rinoceronte o un elefante e vedere come possano essere in grado di districarsi in questa giungla così fitta ha avuto vita breve…sono animali, come molti altri, in via d’estinzione e che, nonostante il governo e le associazioni di protezione animale cerchino di salvaguardarne la specie istituendo zone proibite al disboscamento, la situazione sembra non essere delle migliori.
Nonostante ciò, è fuor di dubbio che l’emozione data dalla consapevolezza di ritrovarsi in un luogo dove per millenni gli unici abitanti sono stati animali che oggi sono i primi protagonisti di fiabe e racconti ha un certo fascino.
Quando in tv passeranno immagini di documentari girati qui, potrò sorridere con la felicità di chi sa di avere qualcosa in più: un luogo che ho fatto mio e con il quale ho creato il mio film, il mio racconto che mai niente e nessuno potrà intaccare con falsi o distorti aneddoti.

 
Di Stefania (del 06/10/2007 - 14:06:05, in In Spedizione)

…Nel mio immaginario il Brunei è sempre stato associato allo sfarzo, alla ricchezza ed alla magnificenza.
Nel mio bagaglio culturale, infatti, Sultano del Brunei (uno degli uomini più ricchi del mondo) e petrolio erano i pilastri su cui vergevano i pensieri nei confronti di questo paese.
In effetti, non mi sbagliavo molto…
Questo piccolo stato sulla costa settentrionale del Borneo trasmette fin dalla dogana un forte senso di lussuo ed ordine.

Nonostante sia in atto un processo di modernizzazione in continua crescita, l’eco di un’antica cultura ed il rispetto per le tradizioni rimangono vivi e forti. La popolazione è estremamente gentile ed ospitale: chiunque viene accolto con un sorriso ed una chiacchiera basta per incutere un grande senso di tranquillità.

I primi chilometri della carovana sono trascorsi su strade perfettamente pulite lungo un paesaggio caratterizzato da giardini curati e villette dal fascino un po’ “English”; nei campi, pozzi di petrolio perfettamente recintati e puliti sembrano essere consapevoli della ricchezza che posseggono, mantenendo così uno stile lussureggiante.

L’impatto con la capitale (dove ha sede il palazzo reale) è stato quello di una città vibrante e pacifica, moderna e senza tempo.
Qui noi, Donnavventura, ci siamo “dovute sottoporre” ad un dispendiosissimo sforzo: dormire una notte all’Empire Hotel di proprietà del sultano!!! Più che un Hotel…una reggia! Sei stelle di sfarzose suites, ottimi ristoranti e negozi d’élites…
Scale mobili per spostarsi da un piano all’altro della lobby…
Posate e tazze d’argento per bere anche solo un semplice latte di cocco!!!
Oro in ogni angolo…
Per non parlare della suite reale! Seicento mq di stanze, camere per gli ospiti, jacuzzi e…piscina interna con “vaschetta” idromassaggio separata!  Il tutto, ovviamente, condito da eleganza e fascino orientale.
Uno sfarzo che, in una sola volta, credo di non aver mai visto prima d’allora!
La suite, però, è stata solo un assaggio fuggente e noi, “povere donne di mondo” <img src="/users/template/donnavventura/gfx/smile_occhiolino.gif" alt="; - )" />, ci siamo dovute accontentare di una semplice camera con splendida vista mare, mobili in legno massiccio, vasca idromassaggio e letti ad una piazza e mezzo. (Ogni tanto un po’ di coccole ci vogliono!!!)

Il tutto però si conclude con l’alba!!! Ripresi i nostri pick-up, infatti, ci siamo avventurate in quella zona del Brunei che esula dall’immaginario collettivo: la giungla!!!
Abbiamo raggiunto un parco naturale nel bel mezzo della foresta utilizzando delle piccole lance a motore.
Diverse ore di navigazione e l’incombere della notte hanno reso il tutto ancor più affascinante…
Gli alberi a picco verso il cielo facevano il buio ancor più buio nonostante la luna tentasse di farsi spazio, timidamente, tra le nuvole.
I versi degli animali erano tanti, diversi, forti ed irriconoscibili. Mi è sembrato, per un momento, di essere tornata a casa… A quando la sera, sola od in compagnia di pochi, ma intimi amici, vago per le “mie” vallate alla ricerca di pace e tranquillità…la stessa che ho assaporato in quei momenti in barca ed ho condiviso con le mie compagne.

…Per l’ennesima volta, posso ringraziare “Donnavventura” per aver aumentato il mio bagaglio conoscitivo di questo paese…non grazie ai libri, ma all’esperienza sul campo. La più forte e più istruttiva…quella che una volta “fatta tua” rimane tale per la vita insieme alle emozioni che hai vissuto sulla tua pelle.

 
Di Stefania (del 06/10/2007 - 13:07:14, in In Spedizione)

Approdate ormai una decina di giorni fa sulla terza isola più grande del mondo, il Borneo, abbiamo già fatto parecchia strada e con lei una serie di emozioni hanno scandito le nostre giornate.
La prima, grande, ci è stata regalata dalla visione di una Rafflesia in fiore. Questa pianta dall’aspetto buffo, gommoso, a chiazze rossastre e che può raggiungere il metro di diametro è, infatti, considerata una rarità ed ancor più raro è vederla fiorita. Sono, infatti, necessari 9 mesi di maturazione affinché possa sbocciare, ed inoltre, la sua vita media è di una sola settimana.
Ma noi, con un po’ di quella fortuna ormai risaputa di Donnavventura, siamo riuscite a scovarla nel pieno del suo splendore!
In realtà l’odore che emana non è dei più piacevoli (somiglia alla carne in putrefazione!), ma l’emozione data dalla consapevolezza di aver toccato con mano e visto dal vivo ciò che spesso è solo raccontato ed illustrato nei documentari e nei libri ci ha fatte sentire un po’ speciali!
Come se non bastasse, poco dopo, una famiglia di Orango Tango si è divertita ad osservarci e studiarci dai rami degli alberi sovrastanti i nostri capi.
Ancora mi domando se fossero più basiti loro nel vedere noi, oppure noi nel percepire, in loro, forti tratti e modi di fare umani!
Sarei stata per ore ad osservarli in silenzio e, magari, cercare di creare un contatto…capire quale reazione avrebbero avuto ad un nostro avvicinamento.
L’arrivo del maschio del gruppo dalle dimensioni SBALORDITIVE ha però messo in guardia, non solo il branco, ma anche noi…che con passo felpato abbiamo evitato di disturbare la sua quiete e ci siamo allontanate seppur con la consapevolezza di non assistere più, probabilmente, ad uno spettacolo simile.

E’ stata, poi, la volta di una notte in una longhouse: una tipica abitazione a palafitta delle tribù originarie del Borneo. La particolarità di queste case è quella di avere una sorta di veranda coperta in comune utilizzata dalle famiglie come luogo di incontro e familiarizzazione durante la giornata: qui, infatti, mangiano, pregano, ballano e scherzano tutti insieme.
Al nostro arrivo siamo state accolte come vecchie conoscenti e, distribuendo sul pavimento della veranda alcuni materassini di fortuna, abbiamo preparato la nostra “cuccia notturna”.
Nelle ore a venire, canti, balli ed aneddoti hanno scandito il proseguire della serata mescolando due culture così lontane geograficamente eppure così vicine nella capacità di emozionarsi attraverso uno sguardo o un abbraccio.

Un insieme continuo di vibrazioni dell’anima è l’esperienza, ad oggi, del Borneo,ma la strada innanzi a noi è ancora lunga! Ci aspetta, probabilmente, uno dei tratti più avventurosi del viaggio: la parte interna, quella più inesplorata del Sabah lungo piste che si snodano nella giungla e con loro, sono certa, ancora tante emozionanti avventure.

 
Di Stefania (del 16/09/2007 - 13:06:33, in In Spedizione)

Ebbene si! Abbiamo l’onore di poter affermare di essere state le prime italiane ad aver messo piede a Tinggi Island (almeno da quando è stato costruito il villaggio di Tanjung Balang circa 50 anni fa).

Una piccola isola nel Mar Cinese, facente parte del’arcipelago di Seribuat,   non ancora invasa dal turismo: l’attenzione viene solitamente concentrata su Tioman Island, più grande ed attrezzata.
Ma sono proprio le situazioni meno commerciali e più ricercate a dare le emozioni più vere!

Abbandonati i nostri pick up a Johor Bahru, in modo che potessero essere imbarcati e traghettati in Borneo (meta che la nostra spedizione raggiungerà a breve), abbiamo deciso di trascorrere qualche giorno alla scoperta delle isole malesiane.

Dapprima l’ allarme Tsunami dovuto al terremoto con epicentro nella vicina Sumatra (dove le scosse hanno raggiunto forza 7.7 nella scala Richter) ha destato un po’ di preoccupazione in tutte noi: affrontare il mare ci sembrava cosa un po’ azzardata!
Con il passare delle ore, notizie rassicuranti dall’Italia ed il posizionamento sicuramente non favorevole al rischio Tsunami dell’isola verso la quale avevamo puntato l’attenzione hanno fatto in modo che, come previsto, raggiungessimo il porto di Mersing sulla costa orientale della Malesia dove una piccola imbarcazione a motore ci aspettava per portarci direttamente sull’isola.

Sistemate in semplici, ma più che accoglienti alloggi in riva ad un mare dalle mille tonalità di azzurro e verde cristallino, abbiamo ben presto familiarizzato con i locali: un centinaio di persone che vivono qui tutto l’anno.
Persone solari, gioiose e felici della loro condizione.
In effetti, non manca loro alcunché! Sia a livello materiale che, soprattutto, spirituale e mentale.
Possono godere di una leggerezza d’animo che farebbe invidia a molti! Nessuna corsa contro il tempo…nessun rumore di clacson impazzito…niente smog…bensì una tranquilla quotidianità trascorsa tra un’uscita in mare dedicata alla pesca, una raccolta di lattice dagli alberi di bambù che trovano vita nella folta giungla che ricopre l’isola, una produzione di olio di cocco ad uso culinario, o più semplicemente una passeggiata lungo il bagnasciuga scrutando l’orizzonte.
Come lamentarsi? C’è a chi, probabilmente, questo tipo di vita non calzerebbe a pennello…forse perché si è spesso portati a pensare che una tranquillità eccessiva porterebbe alla noia. Beh! Io sarei pronta anche a provare di raggiungere tale stato di noia…

Donnavventura non è solo pick up e guida, ma un viaggio a 360°! Non esistono mari o montagne che siano a fermare la “scoperta del mondo”…

L’ennesimo grazie è per te, splendida esperienza di vita…

 
Di Stefania (del 10/09/2007 - 13:06:05, in In Spedizione)

…Di “case famiglia” si sente spesso parlare; c’è chi per studio, per lavoro o per semplice esperienza personale sceglie questa opzione quando decide di partire per l’estero. Le destinazioni sono, solitamente, le più commerciali e turistiche.
Ma come può essere vivere in un villaggio molto “basic” della penisola malese dove sviluppo e tecnologia sembrano essere ancora lontani?
Oggi sono felice di aver avuto la possibilità di provare quest’esperienza anche se solo per una notte.
La carovana, infatti, ha fatto tappa in una piccola comunità a Nord della Malesia dove vivono circa 700 famiglie e, per gioia di tutte le ragazze, la sistemazione notturna è stata presso le case di alcune di loro.

Il primo approccio, per me e Benedetta, “sorelle di famiglia”, è stato un po’ difficile a causa della lingua.
Nella nostra abitazione, infatti, vivevano solo madre e figlio che con l’inglese non sembravano avere molta confidenza, ma con il passare delle ore incredibilmente, il linguaggio dei gesti e degli sguardi ha fatto egregiamente il suo dovere!
Gli occhi della mia “mamma malese” sono diventati, via via, più espressivi… La disponibilità e la gioia di averci tra le sue mura è trasparsa dall’affettuosità con la quale ci ha seguite durante il nostro breve soggiorno ed è culminata quando, la mattina della nostra partenza, una lacrima le ha percorso il viso segnato ormai dal tempo e ci ha omaggiate di un suo pareo avendo capito che eravamo rimaste affascinate dagli splendidi colori di quello che indossava!
Credo, per lei, sia stato un po’ come riavere per qualche momento le sue figlie a casa.
Da alcuni album di famiglia abbiamo, infatti, capito che la prole della donna era in realtà composta da 3 femmine e 3 maschi che, a parte Din (il più piccolo), vivono ora in altre città malesiane.

Un’altra giornata è trascorsa e con lei un’altra splendida avventura segnata dalle continue ed emozionanti sorprese che, questo viaggio, è sempre in grado di offrire nella semplicità più assoluta…

 

 
Di Stefania (del 10/09/2007 - 13:05:22, in In Spedizione)

…Dopo il rientro in Thailandia ed il secondo aggiornamento del team a Bangkok, il viaggio prosegue in direzione Myanmar (più comunemente conosciuto con il nome di Birmania a seguito  della colonizzazione britannica).
Questo paese rappresenta un po’ la nostra sfida fin dai primi preparativi in Italia per la spedizione 2007: ottenere i permessi ed i visti, essendo un paese sotto stretto e severo controllo militare, è tutt’altro che semplice, ma Donnavventura non getta mai le armi ed a pugni serrati cerca di afferrare anche gli obiettivi apparentemente impensabili.

Un “disturbo intestinale” che ha colpito la quasi totalità della squadra (questa volta, per fortuna, io sono riuscita ad uscirne indenne…dopo la giornata passata a letto ad Ho Chi Minh City circa dieci giorni fa!) sembra voler mettere i bastoni fra le ruote  al raggiungimento di questa nuova missione, ma dopo una visita dal dottore, si opta per stringere i denti e proseguire il viaggio: la tabella di marcia è serrata e non c’è tempo da perdere!

Devo ammettere che le mie compagne sono state davvero brave nel trovare la forza, dopo una nottata insonne, di mettere in moto i nostri pick up’s ed affrontare una tappa di circa 400 km per raggiungere Ranong, la cittadina di confine con la Birmania, nostro programmato punto di accesso nel paese.

Con il passare delle ore si recuperano le forze, ma per evitare di aggravare l’infezione delle più “malmesse” , Benedetta ed Elisa, decidiamo di dividere il gruppo lasciando a queste ultime il tempo di riposarsi e rimettersi totalmente il sesto: io, Elena, Francesca e Silvia tenteremo la scoperta del Myanmar!
Zaino in spalla e tanta voglia di fare nostro un nuovo paese, partiamo alla volta della dogana tailandese.
Salpiamo, poi, con una piccola imbarcazione che, attraversando l’estuario del Pagyan, permette l’ingresso nella nostra meta.
I controlli doganali sono numerosi : nel bel mezzo del fiume si susseguono copiosi, ma in lontananza ecco finalmente la terra birmana!!!
Effettuate le ultime procedure burocratiche otteniamo il nostro permesso personale.
Già gli scorci offerti da Kawthoung, la piccola cittadina di frontiera dalla quale ha inizio il nostro viaggio, ci catapulta indietro di 50 anni: motorette antiche con delle sorte di sidecar agganciate sul lato sinistro popolano le strade; pick up’s arrugginiti adibiti a taxi sono affollati da volti scuri, ma tempo stesso gioiosi e sereni; i bambini lungo le strade si divertono con i giochi più semplici, ma più veri che, purtroppo oggigiorno, è sempre più raro vedere tra le nostre nuove generazioni!Imbarcazioni in legno, quasi pezzi da museo, navigano padroneggiando il fiume; uomini in “longyi”, il tipico pareo birmano, gettano le reti in acqua e selezionano il pescato.

Ma l’avventura non si limita all’osservare, qui, con i nostri occhi ciò che abbiamo letto o ci è stato raccontato!
Donnavventura decide di andare oltre e, noleggiata una grossa imbarcazione in legno a modi Popeye, si proietta alla scoperta dell’arcipelago di Mergui ad ovest del paese.
Qui i birmani sostengono esistano più di 4000 isole, ma solo 26 di queste sono abitate da piccole comunità di pescatori e dai “Mokan”, gli zingari del mare, come vengono generalmente soprannominati.
Si tratta di popolazioni nomadi che si stabiliscono sulle isole solamente durante il periodo delle piogge, quando le condizioni atmosferiche rendono il mare troppo burrascoso per poter essere navigato.
E noi…zingare del mondo…un po’ fortunate perché ci siamo trovate proprio nel bel mezzo della stagione umida, un po’ testarde…non avremmo potuto prendere altra decisione che quella di andare alla ricerca di questi villaggi isolati, l’uno dall’altro, da diverse ore di navigazione.

L’impatto è stato davvero forte…da togliere il fiato! Prendere coscienza del fatto che esistano davvero persone che vivono ancora in uno stato semi brado, ha avuto al tempo stesso un non so che di magico ed irreale.
Mi è parso di veder scorrere le pagine di libri narranti racconti d’altri tempi, di tribù antiche…primordiali…ed, invece, tutto ciò è ancora estremamente attuale in un paese per nulla turistico, dove niente è costruito e dove, anche noi, ci rendiamo conto di essere osservate quasi come provenissimo da un altro mondo (ed in un certo senso…è così)
Nonostante ciò, l’accoglienza è stata vivace e festosa, per nulla ostile ed è questo che, come sempre quando accade, contribuisce a rendere un viaggio ancor più costruttivo.
Una scoperta via via sempre più affascinante e ricca di emozioni…
Anche l’esperienza in barca con l’equipaggio birmano è stata, in sé, speciale!
Sentirsi padrone del mare…piccole formiche in un oceano così vasto dove lo sguardo si perde all’orizzonte in un tramonto dalle mille tonalità di rosso e si specchia in mare creando un gioco di luci che dona alla situazione un’atmosfera d’altri tempi non è certo cosa da tutti i giorni
E come non rammentare le nostre amache, comode culle sotto il cielo stellato che hanno contribuito ad imprimere uno splendido ricordo di questo paese!?
Emozioni vere, pure e sincere…che vorresti condividere con le persone che Ami…QUELLE che ti sono vicine sempre!…la “famigliavventura” è, comunque, in grado di alleviare un po’ la nostalgia di casa che, talvolta, emerge forte…
Grazie Amiche…

 
Di Stefania (del 28/08/2007 - 13:05:04, in In Spedizione)

Sveglia all’alba, oggi, per le Donnavventura che arrivate in Cambogia ieri partono alla scoperta di questo paese, per la prima volta dall’inizio della spedizione, senza scorta e senza funzionari del governo o della film commission!
Si accendono i motori…tre, due, uno…via! Billy, Charly e Jolly dovranno indicare il percorso chilometro per chilometro seguendo cartina e navigatore!
L’itinerario previsto non si prospetta dei più semplici anche perché tracciato lungo una pista che nella stagione dei monsoni scompare, ma…da brave viaggiatrici ci proviamo!!!
Un piccolo ferry ci traghetta sulla sponda opposta del Mekong River e da qui parte la vera avventura!


Non più strade asfaltate, ma solamente terra in una pista a tratti resa molto scivolosa dalla pioggia caduta in mattinata. L’adrenalina non cessa…la concentrazione aumenta! Lungo la strada centinaia di volti increduli al nostro passaggio…
Innumerevoli capanne con pavimenti in legno e pareti assemblate attraverso un intreccio preciso di bambù riempiono i villaggi. Piccoli carretti trascinati da pony o bufali incrociano costantemente la carovana.
Molta povertà, ma tutto è armonia, tutto procura piacere sottopelle; uno stato d’animo frizzante riempie il mio corpo.
Una giornata che nulla ha a che fare con quelle trascorse fin’ora, ma che finalmente ha dato modo di “assaporare” la vera Donnavventura!

…I manager della Mitsubishi Cambogia erano increduli, ieri, a proposito delle nostre capacità nell’affrontare una giornata simile, ma ora…siamo orgogliose di poter dire loro: eccoci arrivate a Kampong Cham.

 
Di Stefania (del 28/08/2007 - 13:04:35, in In Spedizione)

Accolte da una prima scorta della polizia appena varcato il confine vietnamita, il viaggio è così proseguito da Nord a Sud fino all’ingresso in Cambogia: il nostro passaggio è sempre stato segnalato dalla sirena incessante della polizia che, sia nel traffico di città caotiche come Hanoi, che nei paesini degli altipiani interni e lungo le cittadine costiere, ha fatto strada alla carovana. Sono stati chilometri intensi ed allo stesso tempo divertenti: vedere le forze dell’ordine  “puntare” le macchine, i camion ed i motorini provenienti dal lato opposto ed “esibire” il manganello fuori dal finestrino in modo da agevolare il passaggio delle Donnavventura è stato ovvio motivo di incredulità, prima, ed ilarità, poi, da parte di tutte noi!
Non ne siamo ancora certe, ma un tragitto così lungo con le sirene  accese potrebbe trovare posto nel guinness dei primati! Stiamo provvedendo ad informarci…

Non dovendoci preoccupare eccessivamente della strada abbiamo potuto goderci il paesaggio di questo paese in maniera diversa dal solito…più intensa.
Prima, obbligata tappa è stata la capitale, Hanoi, che ricca di storia, un mix di cultura francese ed orientale, fonde due fascini diversi, ma che al tempo stesso si sposano perfettamente.
Esperienza tutta da provare è guidare tra i motorini della città: sono più di un milione e mezzo che a modi sciame d’api sfrecciano per le strade incuranti delle macchine.
Non per nulla è stato calcolato che al giorno muoiono oggi più persone a causa di un incidente su un due ruote rispetto a quante ne morissero giornalmente in tempo di guerra.
Ad Hanoi è stato, per noi, anche motivo delle ormai abituali pubbliche relazioni: la conferenza con i giornalisti prima e la cena a casa del vice ambasciatore alla quale hanno partecipato diversi rappresentanti italiani in Vietnam, poi. Una serata davvero particolare ed inconsueta…che ci ha fatto sentire per qualche ora un po’ come a casa. L’ospitalità è stata senza ombra di dubbio delle più accoglienti: tutti estremamente gentili ed accomodanti.

La carovana ha poi proseguito il tragitto verso Sud incontrando scenari via via diversi: dalla baia di Halong a Nord, dove una gita in barca ci ha dato modo di scoprire con grande stupore l’esistenza di un vero e proprio villaggio di pescatori (fatto di case galleggianti con tanto di cani da guardia!!!) nel bel mezzo del mare, a distese sterminate di risaie per raggiungere poi la costa e quindi…il mare: è ferragosto ed un po’ di aria vacanziera è d’obbligo!

I chilometri hanno continuato a scivolare sotto le ruote dei nostri pick up e, senza rendercene conto, ecco il delta del Mekong River: un fiume che, ricco di storia, teatro dei primi insediamenti umani e prima rete di trasporti per eccellenza, scorre per gran parte del Sud Est Asiatico per sfociare in mare proprio qui.
Scrigno di vite vissute lungo suoi argini per migliaia di chilometri, non poteva che darci la possibilità di vivere un’esperienza dal gusto insolito ed imprimere così, in noi, un ricordo indelebile: una notte in un’antica villa, una sorta di maison coloniale, in stile vietnamita costruita lungo le sue rive.
E’ stato un po’ come vivere “al tempo che fu”…pareti decorate con motivi floreali, colonne con capitelli in vago stile gotico e antichi mobili in legno davano all’ambiente sfarzo ed eleganza seppure in una realtà molto povera come quella tipica del luogo. Ho avuto la sensazione di vivere in un film di quelli che si suole chiamare “vecchi”…quelli che, personalmente, fanno riaffiorare alla mia mente ricordi di pomeriggi passati davanti alla tv in compagnia di mia nonna, una nonna che Adoravo e quindi…ricordi da occhi lucidi e pelle d’oca.
Un’unica camerata (in realtà quattro letti in un grande salone) ci ha fatto sentire ancora più vicini, più uniti, più…una famiglia per un’intera notte.

Ma…le emozioni, serratissime negli ultimi giorni, non si sono concluse con una “semplice” situazione notturna fuori dall’usuale!
L’arrivo ad Ho Chi Min City oltre che, in un certo senso, segnare la fine dell’attraversamento di questo paese è stata anche occasione, per me e le mie compagne “di mese” (quelle con le quali ho cominciato la spedizione e spono arrivata fin qui, per intenderci) , per fare LA TANTO BRAMATA TELEFONATA MENSILE!
Sentire la voce di mamma…”pronto Amore”… mi ha portata per qualche minuto a casa. Le solite mille domande a raffica alle quali è praticamente impossibile rispondere ed un “ti voglio bene…sto bene”, sono bastati per accrescere la consapevolezza che a migliaia di chilometri da qui nulla è cambiato e coloro che fanno parte della mia vita, che “vivono in me” mi stanno aspettando per accogliermi con lo stesso amore con il quale mi hanno salutata più di un mese fa…
Avrei voluto chiamare zia, papà, gli amici più stretti, ma…i 12 minuti di tempo sono volati in men che non si dica ed anche il mio telefono ha ripreso posto nel “bauletto pro cellulari”: chissà, magari fra un mese…

La scoperta del Vietnam sta volgendo ormai al termine…
Diverse etnie lungo il percorso, diversi stili di vita, ma tutti accomunati da un’unica variabile: le misere condizioni di vita sono state l’impatto più evidente.
Variabile certo che non separa il Vietnam dai paesi attraversati fin’ora dalla carovana di Donnavventura, ma qui si respira un’atmosfera diversa. I postumi della guerra sono ancora forti (ne sono testimonianza gli innumerevoli monumenti dedicati a generali e personaggi storici eretti nelle città e nei villaggi) e nonostante il paese cerchi di reagire dimenticando il passato, non è difficile scorgere negli occhi delle persone più anziane la tristezza legata a ricordi di massacri e terrore.
Fortunatamente anche qui i bambini riescono a portare l’allegria e la spensieratezza di una genuinità pura; non è difficile, infatti, avvicinarli e con le semplici note di una filastrocca italiana ritrovarsi attorniate ed osservate  da miriadi di occhioni curiosi…e l’emozione è sempre la stessa: forte, profonda e da togliere il fiato perché, forse, anche noi ancora un po’ bambine come sappiamo di parlare la “stessa lingua”, quella della sensibilità…dell’Amore.

…la Cambogia è alle porte…e noi, sempre pronte a spalancarle per accrescere ulteriormente il nostro “bagaglio di viaggio”, faremo in modo, con i nostri racconti, di portarvi anche lì…

 
Di Stefania (del 16/08/2007 - 13:03:51, in In Spedizione)

L’ingresso in Laos segna anche l’aggiornamento del Team: è a Vientiane (la capitale), infatti, che incontriamo Elena, Manuela e Silvia accompagnate da Daniela…Donnavventura in persona.
Passiamo la serata tutte insieme, ma è la mattina del giorno seguente che avviene l’annuncio da parte di Maury: Elisa, Giusy e Jenny devono rientrare in Italia.
Non è mai un momento felice quello dei saluti…soprattutto quando si è consapevoli del fatto che si devono lasciare persone con le quali si ha condiviso le prime settimane di viaggio, le prime “fatiche”, le prime guide, le prime risate, le prime sfuriate del capo-spedizione, ma le regole dicono che la spedizione deve proseguire senza intoppi e il team, a detta del gran capo, non è abbastanza affiatato ed amalgamato per poter affrontare i prossimi mesi.
Qualche lacrima e una forte stretta al cuore per l’ultimo abbraccio…, ma subito ci si rimette “in carovana” per affrontare la giornata di lavoro.
La Mitsubishi ci ha riservato, come sempre, un’accoglienza da vere Star: conferenza con l’ambasciatore ed alcuni personaggi di rilievo laotiani per, poi, proseguire con una visita in città scortate da  polizia e televisioni locali. E’ proprio quando crediamo sia tutto finito che, tornando in concessionaria, veniamo invitate a vestire con gli abiti locali ed a partecipare ad un emozionante rito di benvenuto Laotiano. La serata prosegue con cena di gala e danze del luogo. Ci sentiamo delle vere reginette!
Ma l’indomani lo svago ed il piacere vengono subito accantonati: partiamo alla scoperta del paese. Ci spostiamo verso l’interno, la zona montuosa dove in un continuo sali e scendi si arrivano anche a toccare i 1300 metri di altitudine! Non è raro trovare piantagioni ordinate di banane e risaie..coltivate dagli abitanti dei piccoli villaggi incontrati per strada: persone con le quali abbiamo tentato un approccio e che ci hanno ricambiate di sorrisi, dolcezza ed ospitalità nonostante la lingua non potesse essere comune e semplice mezzo di comunicazione.
Non è facile spiegare il mutamento del paesaggio perché è una percezione visiva molto sottile, ma allo stesso tempo profonda. Vegetazione folta e prorompente è ovunque nel nostro itinerario, ma c’è qualcosa che diversifica, via via, i vari paesi che stiamo attraversando.
La mente è spesso volata alla spedizione dello scorso anno…al periodo della Papua: un paesaggio per molti aspetti simile.
Ad amplificare questa comunanza si è anche aggiunto un percorso piuttosto lungo in fuoristrada tra campi, villaggi, bimbi, giungla…ciò che accadeva giornalmente in quell’isola.

Purtroppo l’attraversamento del Laos si è concluso in pochissimi giorni: dalla dogana di Tay Trang (remota e ancora difficile da raggiungere a causa di uno sterrato piuttosto impegnativo) abbiamo fatto ingresso in Vietnam.
Il solo nome di questo paese rievoca la lunga ed estenuante guerra…quella che abbiamo vissuto attraverso racconti, libri, giornali.
In effetti ancora oggi lungo le strade si respira aria militaresca: i monumenti dedicati ai combattimenti non si contano.
La visita ad un bunker è stata un’esperienza dal forte impatto emotivo. Farvi ingresso è stato come essere trasportata per un momento a quegli anni: mai prima d’ora mi era successo qualcosa di simile. Improvvisamente mi sono apparse le immagini dei militari affollare quel luogo, i brividi hanno invaso tutto il mio corpo e gli occhi si sono riempiti di lacrime per l’emozione provata.

Lasciata, poi, la città di Dien Bien Phu (dove si è svolta la battaglia decisiva della guerra di Indocina) abbiamo guidato in direzione di Hanoi lungo un percorso montuoso (anche qui abbiamo raggiunto i 1400 mt di altitudine!) dove non sono mancati i passaggi lungo i villaggi e di conseguenza gli incontri con la gente del luogo.
Chiunque porta sul capo un cappello a forma di cono dalla base larga e noi, ovviamente, non abbiamo potuto fare a meno di comprarli.
Le donne vestono capi i cui disegni e colori sembrano formare un quadro.
I bambini giocano con i bufali così come da noi giocano con i cani.
Sorrisi con gli occhi e non solo con le labbra al passaggio della carovana non sono di certo mancati…

Il Vietnam è un paese grande con una storia ed una cultura tutte da coprire…e noi siamo pronte a farlo.

 
Di Stefania (del 06/08/2007 - 13:00:01, in In Spedizione)

Lungo il confine tra il Myanmar e la Thailandia esistono diverse comunità di rifugiati birmani fuggiti dal loro paese a causa di conflitti interni.

Abbiamo cercato di entrare in contatto con alcune di esse anche se non è stato semplice proprio per il fatto che, essendo protetti dal governo tailandese, le forze dell’ordine locale cercano di preservare la loro incolumità.

Siamo, comunque, riuscite ad avvicinare alcuni bimbi…coloro che, per antonomasia, riflettono la sincerità e la spontaneità. Incrociare i loro sguardi dall’espressività completamente diversa da quella a cui siamo abituati è bastato per cogliere scorci della loro vita ed imprimerli nella mia, riponendoli nell’ormai consueto cassetto delle splendide emozioni ed entusiasmanti ricordi che rispolvero ogni qualvolta la mia anima abbia bisogno di un sorriso puro e sincero.

 

Puntando, poi, verso il Triangolo d’Oro ci siamo inoltrate nella giungla alla ricerca di una comunità di cui avevamo sentito parlare, ma è stato praticamente impossibile accedervi: tutt’un tratto una pista estremamente scivolosa ci si è presentata innanzi. Non è stato possibile invertire la rotta ed abbiamo, quindi, dovuto percorrerla affrontando profondi solchi e scivolosi pendii; un modo per assaporare la vera avventura!

Nonostante un po’ di giustificabile impaccio iniziale da parte delle drivers di giornata, sono bastate poche manovre per prendere confidenza con mezzi e terreno e percorrere, così, la “strada” senza eccessivi problemi; questo grazie anche all’aiuto delle navigatrici scese a dare indicazioni. Perfino Maurzio, solitamente restio a complimenti, per la prima volta dall’inizio della spedizione, si è dovuto complimentare con noi!

E’ stata davvero un’esperienza avvincente ed emozionante…

 

La carovana prosegue verso Est ed il paesaggio è sempre più ordinato e lineare; le piantagioni di banane e le risaie non si contano.

Ora il Laos ci attende…costeggiamo il Mekong River, il fiume che segna il confine, fino all’altezza di Nong Khai, in corrispondenza del quale lo attraverseremo: un nuovo paese con una nuova storia e nuove culture è pronto per essere scoperto dalle Donnavventura.

 











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